Dalla trimestrale di Tesla emerge un segnale simbolico e operativo di grande rilievo per il mercato: per la prima volta nella sua storia, il gruppo di Musk registra un calo del fatturato su base annua. Un dato che cambia la narrativa del titolo e impone agli investitori una riflessione più profonda sulla sostenibilità delle valutazioni attuali. Pur in presenza di risultati trimestrali superiori alle attese sul fronte dell’utile per azione, il quadro complessivo evidenzia un rallentamento strutturale del core business automotive.
Ma vediamo nel dettaglio partendo proprio dai numeri.
Nel quarto trimestre Tesla ha riportato un utile rettificato per azione di 0,50 dollari, superiore ai 0,45 dollari stimati dal consensus, con ricavi pari a 24,9 miliardi di dollari, leggermente sopra le attese di mercato. Numeri che, presi isolatamente, potrebbero sembrare rassicuranti. Tuttavia, il confronto annuo racconta una storia diversa: il fatturato trimestrale è sceso del 3% rispetto ai 25,7 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato più critico riguarda il segmento automotive, che ha registrato un calo dell’11% dei ricavi, confermando una fase di stagnazione delle vendite che dura ormai da diversi trimestri. La pressione competitiva, in particolare in Cina dove BYD continua a guadagnare quote di mercato, ha inciso in modo significativo sui volumi. Nel quarto trimestre le consegne di veicoli sono diminuite del 16%, mentre sull’intero 2025 il calo si attesta all’8,6%.
A livello annuale, il fatturato è sceso a 94,8 miliardi di dollari, rispetto ai 97,7 miliardi del 2024, segnando il primo arretramento storico dei ricavi. Ancora più marcato il deterioramento della redditività: l’utile netto trimestrale è crollato del 61%, scendendo a 840 milioni di dollari, mentre le spese operative sono aumentate del 39%, comprimendo ulteriormente i margini.
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Di fronte alle difficoltà del business tradizionale, Elon Musk ha cercato di spostare l’attenzione degli investitori sulle iniziative future, in particolare il progetto dei robotaxi e lo sviluppo dei robot umanoidi Optimus. Si tratta di aree ad alto potenziale teorico, ma che non generano ancora ricavi significativi e il cui impatto economico rilevante è atteso non prima del 2027.
Questa dinamica spiega la reazione apparentemente controintuitiva del titolo, che nell’after-hours post trimestrale ha segnato un rialzo di circa il 2,7%. Come intendere tutto questo?
L’impressione è che il mercato, più che i numeri attuali, stia continuando a prezzare una svolta strutturale futura, non un semplice recupero ciclico. Come sottolineano alcuni analisti Tesla resta debole dal punto di vista fondamentale, con un fatturato 2025 inferiore sia al 2023 sia al 2024, e un settore automotive che rimane dominante nella composizione dei ricavi.
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Dal punto di vista operativo e valutativo, il quadro resta complesso. Il margine netto è sceso intorno al 7,3%, mentre il cash flow yield, vicino allo 0,3%, evidenzia una generazione di cassa molto contenuta rispetto alla capitalizzazione. Un aspetto critico se si considera che Tesla capitalizza circa 1.400 miliardi di dollari, a fronte dei 250 miliardi di Toyota, leader globale del settore per volumi.
Questi multipli, nettamente superiori alla media dell’automotive e anche di molte società tecnologiche, implicano tassi di crescita futuri molto elevati, oggi non supportati né dalle stime aziendali né dal consenso. Il 2025 è stato caratterizzato da consegne in calo, sconti aggressivi per smaltire le scorte e margini sacrificati per difendere i volumi.
In questo contesto, Tesla nel 2026 appare più come un titolo di attesa che di crescita immediata. La valutazione resta difficile da giustificare sui fondamentali attuali e dipende in larga parte dalla capacità dell’azienda di trasformare le promesse su guida autonoma e robotica in risultati concreti.


