Segno negativo per le azioni Intesa Sanpaolo a Piazza Affari nel giorno dei conti 2025. La banca guidata da Messina sembra considerare poco i risultati dell’esercizio terminato al 31 dicembre e registra un ribasso dello 0,7 per cento a quota 5,92 euro contro un paniere di riferimento che è attestato grossomodo sulla parità. La reazione della big del settore bancario sembrerebbe lasciar trasparire l’assenza di “fattore sorpresa” dai risultati della banca. Insomma tutto bene ma al tempo stesso tutto come da attese.
Vediamo però come è andata nel dettaglio.
Intesa Sanpaolo ha chiuso il 2025 con un utile netto contabile pari a 9,32 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto agli 8,67 miliardi del 2024 e sopra la guidance interna che indicava un risultato superiore ai 9 miliardi. Il dato non stupisce ma anzi conferma la capacità del gruppo di compensare la normalizzazione del margine di interesse con la crescita delle commissioni e il contributo delle attività assicurative.
Il risultato della gestione operativa ha raggiunto 15,77 miliardi di euro, segnando un incremento dell’1,5% su base annua. Il cost/income ratio si è attestato al 42,2%, in miglioramento rispetto al 42,7% dell’esercizio precedente, evidenziando una struttura dei costi efficiente anche in un contesto di pressione inflattiva.
Scendendo nel conto, i proventi operativi netti sono risultati pari a 27,27 miliardi di euro, in lieve aumento (+0,6%). Nel dettaglio, gli interessi netti sono scesi del 5,9% a 14,8 miliardi di euro, mentre le commissioni nette hanno mostrato una dinamica positiva, salendo del 6,3% a 9,98 miliardi, sostenute dal risparmio gestito e dalla bancassicurazione.
Nel solo quarto trimestre 2025, l’utile netto di Intesa SP si è attestato a 1,73 miliardi di euro, con proventi operativi netti pari a 6,84 miliardi, confermando una buona tenuta della redditività nella parte finale dell’esercizio.
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Sul fronte patrimoniale, a fine 2025 il Common Equity Tier 1 ratio fully loaded si è attestato al 13,2%, dopo aver scontato l’impatto dell’acconto dividendi 2025, del saldo proposto e del buyback programmato. Il livello resta in linea con gli obiettivi di piano e ben superiore ai requisiti regolamentari.
I finanziamenti verso la clientela hanno raggiunto 425 miliardi di euro, in crescita dello 0,8% su base annua, segnalando una moderata ripresa dei volumi. Deciso miglioramento per la qualità dell’attivo: i crediti deteriorati complessivi sono scesi a 3,89 miliardi di euro (-20,9%), con le sofferenze nette ridotte a 790 milioni e un’incidenza sui crediti totali pari allo 0,2%, tra le più basse del settore.
In sede di approvazione dei conti, il CdA della banca ha anche definito anche la proposta di destinazione dell’utile. La distribuzione complessiva ammonta a 6,54 miliardi di euro, pari a un payout ratio del 70% dell’utile netto consolidato 2025.
Tenuto conto dell’acconto dividendo già pagato a novembre 2025 (0,186 euro per azione), il saldo dividendo Intesa Sanpaolo 2026 è pari a 0,19 euro per azione, per un controvalore complessivo di 3,31 miliardi di euro. Il dividendo totale per azione relativo all’esercizio 2025 sale così a 0,376 euro.
Il saldo sarà staccato il 18 maggio 2026, con pagamento dal 20 maggio. Sulla base del prezzo di chiusura del titolo del 30 gennaio 2026 (5,966 euro), il rendimento lordo complessivo del dividendo è pari al 6,3%, mentre il rendimento del solo saldo si attesta al 3,28%.
Livelli simili di dividend yield mantengono Intesa Sanpaolo tra i titoli più attrattivi del comparto bancario europeo per ritorno cedolare.
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Per il 2026, il management prevede ricavi in crescita, trainati soprattutto dalle commissioni e dall’attività assicurativa, con interessi netti in miglioramento grazie all’hedging e all’espansione dei volumi. I costi sono attesi stabili, mentre l’utile netto è stimato superiore ai 10 miliardi di euro, rafforzando la visibilità sulla sostenibilità dei prossimi dividendi Intesa Sanpaolo.
A proposito di cedole future (ma allungano l’orizzonte temporale), il piano di impresa al 2029 prevede la distribuzione nell’arco 2025-2029 di circa 50 miliardi di euro. La banca ha precisato che la remunerazione agli azionisti sarà tutta basata su dividendi cash con payout ratio al 75% in ogni anno del piano a cui poi si va ad aggiungere un buyback del 20%, per arrivare così a un pau-out ration totale del 95%.


