Seduta shock per le azioni EuroGroup Laminations. Il titolo, già in avvio, non è riuscito a fare prezzo per eccesso di ribasso per poi finire dritto in asta di volatilità con un teorico calo del 50%. Nel corso della mattinata la pressione delle vendite è stata costante tanto da palesare un vero e proprio sell-off.
Un movimento violento che in poche ore ha praticamente dimezzato il valore del titolo azzerando mesi di stabilità e riportando i prezzi su quotazioni nettamente inferiori rispetto ai prezzi ipotizzati nell’OPA annunciata la scorsa estate. Alla base della fuga dalle azioni Eurogroup Laminations c’è un evento ben preciso: il definitivo tramonto dell’operazione con il fondo cinese FountainVest, che avrebbe dovuto portare al delisting della società da Euronext Milan.
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Riavvolgiamo il nastro degli eventi per avere un quadro chiaro su quello che sta succedendo alle azioni Eurogroup Laminations proprio mentre è in corso la redazione dell’articolo. A luglio 2025 il socio di maggioranza EMS (Euro Management Services) aveva siglato un accordo per cedere il 45,7% del capitale a FountainVest, private equity con sede a Hong Kong. L’operazione prevedeva il lancio di un’OPA obbligatoria sul restante capitale al prezzo di 3,85 euro per azione, con successiva uscita dalla Borsa.
Quel prezzo rappresentava un premio significativo rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio. Di fatto, il mercato aveva iniziato a considerare 3,85 euro come una sorta di “ancoraggio” valutativo, pur con uno sconto che si era progressivamente ampliato nelle ultime settimane.
Ora che l’OPA è ufficialmente saltata, quel riferimento viene meno. Il titolo torna a essere scambiato esclusivamente sulla base dei fondamentali, senza più la prospettiva di un’uscita a premio.
Il motivo della rottura tra EMS e FountainVest è legato all’India. L’operazione era subordinata al rilascio dell’autorizzazione in materia di investimenti esteri diretti (FDI) da parte delle autorità indiane. Durante l’iter autorizzativo sono però emerse complessità che hanno portato all’interruzione del procedimento.
Le parti hanno tentato di individuare soluzioni alternative, inclusa l’ipotesi di uno scorporo della controllata indiana Kumar, ma le trattative non hanno portato a un esito positivo. Di conseguenza, è stata dichiarata l’impossibilità di soddisfare la condizione sospensiva e tutti gli accordi sono stati risolti.
Il mercato ha reagito in modo estremamente negativo perché l’India rappresenta un tassello strategico nell’espansione asiatica del gruppo.
La società indiana Kumar, acquisita nel 2024, è attiva nella produzione di statori e rotori per applicazioni industriali. L’investimento complessivo è stato pari a 19,9 milioni di euro: 13,9 milioni per l’acquisto del 40% e 6 milioni tramite aumento di capitale.
Secondo le stime degli analisti, Kumar dovrebbe contribuire per circa il 6% del fatturato 2025 del gruppo. Nei primi nove mesi del 2025, il segmento Industrial & Infrastructure ha registrato ricavi per 234,9 milioni di euro, con un apporto di 38,1 milioni proprio dalla controllata indiana.
Questo contributo aveva compensato la debolezza del mercato europeo e l’impatto temporaneo su alcuni clienti statunitensi legato al quadro tariffario. Il fatto che l’autorizzazione indiana abbia bloccato l’operazione con FountainVest evidenzia quanto quell’area geografica sia centrale nella strategia di crescita.
Il crollo odierno riflette anche valutazioni già considerate impegnative. Secondo le stime di Kepler Cheuvreux sui prossimi esercizi, i multipli risultano elevati: EV/EBITDA nell’ordine di 8-9 volte nel breve termine e un rapporto prezzo/utili che scende nel tempo ma resta significativo.
Il rapporto tra indebitamento netto ed EBITDA atteso per il 2025 è intorno a 2,5 volte, un livello che non può essere ignorato in una fase di rallentamento ciclico.
Va inoltre ricordato che la società aveva recentemente annunciato un profit warning in occasione dei conti dei nove mesi 2025, segnalando una fase di transizione non priva di criticità operative.
Senza il sostegno dell’OPA e con fondamentali percepiti come sotto pressione, la reazione del mercato è stata estremamente violenta. Da qui il sell-off sulla quotata.
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Dal canto suo, il management di Eurogroup Laminations ha precisato che l’interruzione dell’operazione non incide sulle prospettive industriali e finanziarie e che il gruppo proseguirà nel proprio business plan, confermando le linee di sviluppo comunicate al mercato.
EuroGroup Laminations è presente in sei Paesi con 15 stabilimenti produttivi (otto in Italia e sette all’estero tra Messico, Cina, Stati Uniti, India e Tunisia) ed è attiva nella progettazione e produzione di statori e rotori per motori elettrici e generatori, con un’esposizione rilevante ai trend della mobilità elettrica e dell’elettrificazione industriale.
L’operazione con FountainVest avrebbe dovuto accelerare ulteriormente la crescita in Asia, in particolare in Cina, primo mercato mondiale per veicoli elettrici, grazie al network del fondo tra operatori e OEM locali. Ora questa spinta esterna viene meno.
Alla chiusura di venerdì il titolo scambiava a 3,54 euro, con uno sconto rispetto ai 3,85 euro dell’OPA. Il mercato, pur scontando qualche incertezza, non prezzava uno scenario di rottura definitiva.
Con la cancellazione dell’operazione, il titolo torna a essere valutato esclusivamente sui fondamentali prospettici. In assenza di un compratore strategico disposto a pagare un premio, la capitalizzazione si adegua rapidamente alle nuove aspettative di crescita e redditività.
Il crollo del 50% riflette quindi una combinazione di fattori: perdita del floor price implicito, incertezze regolamentari, multipli ritenuti elevati e un contesto industriale non semplice.
Il prossimo appuntamento chiave sarà la pubblicazione dei risultati 2025, prevista per il 23 marzo. In quell’occasione il management dovrà rassicurare il mercato sulla sostenibilità del piano industriale e sulla traiettoria di margini e generazione di cassa.
Nel breve termine, la volatilità potrebbe restare elevata. Dopo un movimento così estremo, non sono escluse ulteriori aste di volatilità o tentativi tecnici di rimbalzo, ma la fiducia degli investitori è stata colpita duramente. Per tornare su un sentiero di stabilità, il gruppo dovrà dimostrare che la crescita internazionale, inclusa l’India, può proseguire anche senza il supporto di un partner finanziario esterno.
Il messaggio che è arrivato dalla società dopo il ritiro dell’OPA è chiaro: la strategia resta invariata. Il punto è che il mercato, almeno per ora, ha deciso di chiedere prove concrete prima di rivedere le proprie valutazioni.


